Nuova valutazione nella scuola secondaria: cosa cambia davvero su voti, condotta e promozione
Aggiornato a settembre 2026. La nuova valutazione nella scuola secondaria ha introdotto regole più incisive soprattutto per il voto di comportamento, ma non ha spostato la sufficienza nelle discipline dal 6 al 7. Nelle scuole secondarie di secondo grado il 6 resta il voto minimo sufficiente; un’insufficienza non determina automaticamente la bocciatura, perché la decisione finale spetta al consiglio di classe e può prevedere la sospensione del giudizio e il recupero delle carenze.
Le novità vanno distinte tra scuola secondaria di primo grado e scuola secondaria di secondo grado. Capire questa differenza aiuta studenti e famiglie a interpretare correttamente voti, condotta, debiti formativi e criteri di ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato.
Nuova valutazione nella scuola secondaria: il quadro normativo
Il riferimento centrale è la Legge 1° ottobre 2024, n. 150, che ha modificato la disciplina della valutazione e attribuito maggiore peso al comportamento. Per la scuola secondaria di secondo grado le disposizioni sono state attuate dal D.P.R. 8 agosto 2025, n. 135, entrato in vigore il 10 ottobre 2025.
L’obiettivo dichiarato è rafforzare responsabilità, rispetto delle regole e partecipazione alla vita scolastica. Questo non modifica però il significato generale della valutazione: il voto deve documentare gli apprendimenti e orientare il percorso, non trasformarsi in una semplice punizione numerica.
Per studenti e famiglie è quindi utile distinguere tra voti nelle discipline, voto di comportamento e decisione collegiale del consiglio di classe. Anche un buon metodo di studio resta decisivo per prevenire lacune e affrontare con continuità verifiche e recuperi.
Come funziona la valutazione: medie e superiori
Scuola secondaria di primo grado
- La valutazione degli apprendimenti continua a essere espressa in decimi.
- Il comportamento è espresso con un voto in decimi.
- Un voto di comportamento inferiore a 6/10 comporta la non ammissione alla classe successiva o all’esame conclusivo del primo ciclo.
Scuola secondaria di secondo grado
- Nelle singole discipline il 6 resta la sufficienza: non esiste una soglia generale del 7 per essere promossi.
- Una o più insufficienze possono determinare la sospensione del giudizio e attività di recupero; non producono automaticamente la bocciatura.
- Con un voto di comportamento inferiore a 6/10 il consiglio di classe delibera la non ammissione.
- Con 6/10 in comportamento, nello scrutinio finale delle classi intermedie, il giudizio viene sospeso e viene assegnato un elaborato critico di cittadinanza attiva e solidale.
- Il punteggio più alto nella fascia del credito scolastico può essere attribuito soltanto con un voto di comportamento pari o superiore a 9/10.
Nella valutazione nella scuola secondaria, non esiste quindi l’automatismo “5 uguale bocciatura” o “6 uguale rimandatura”. Il consiglio di classe valuta il quadro complessivo, le carenze, il percorso svolto e l’esito delle attività di recupero previste.

La valutazione nella scuola secondaria come strumento pedagogico
La funzione della valutazione non è solo quella di classificare o misurare, ma è quella di guidare l’apprendimento. Secondo una prospettiva pedagogica moderna, ispirata a studiosi come Jerome Bruner e John Hattie, valutare significa sostenere lo studente nel proprio sviluppo. In questo senso, una valutazione più esigente può funzionare come leva formativa, se accompagnata da un sistema efficace di feedback e sostegno.
Tuttavia, per realizzare questo obiettivo, è indispensabile che i docenti assumano un ruolo attivo e competente nella costruzione di criteri chiari, trasparenti e condivisi, affinché ogni voto sia realmente significativo e non il prodotto di una percezione soggettiva o episodica.
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Il rischio della semplificazione numerica
Sebbene l’intento della riforma sia quello di promuovere una cultura del merito e della responsabilità, esiste il rischio di ridurre la complessità della valutazione a una semplice meccanica numerica. In un sistema scolastico già afflitto da forti disparità territoriali e socioeconomiche, l’adozione rigida di una scala può finire per penalizzare soprattutto gli studenti fragili, quelli provenienti da contesti svantaggiati o con bisogni educativi speciali.
La valutazione numerica, infatti, tende a trascurare l’evoluzione del percorso personale, poiché la crescita non è misurabile con test standardizzati e l’impegno, spesso, non si traduce immediatamente in risultati visibili. Per questo motivo, molti pedagogisti sottolineano l’importanza di affiancare alla valutazione sommativa una robusta componente formativa e descrittiva, che restituisca allo studente una rappresentazione autentica del proprio percorso.
Valutazione nella scuola secondaria: implicazioni psicologiche e motivazionali
Dal punto di vista psicologico, il nuovo sistema ha implicazioni rilevanti. Diversi studi di psicologia scolastica evidenziano che la percezione di un obiettivo raggiungibile è uno dei principali motori della motivazione. Attribuire maggiore peso alla condotta e alle decisioni di fine anno può, in alcuni casi, aumentare la pressione percepita dagli studenti, alimentando ansia da prestazione, senso di inadeguatezza e perdita di autostima.
Al contrario, criteri chiari e un feedback tempestivo possono agire come stimolo positivo, aiutando gli studenti a migliorare le proprie prestazioni e a strutturare un metodo di studio più efficace. La sfida, quindi, sarà quella di modulare la proposta educativa in funzione della diversità degli studenti, adottando strategie didattiche flessibili e inclusive.
Le responsabilità della scuola
La riforma pone la scuola di fronte a una nuova responsabilità: trasformare la valutazione in un’occasione di crescita e non di esclusione. Questo implica un cambiamento profondo nel modo di intendere l’insegnamento: non più solo trasmissione di contenuti, ma anche come mediazione culturale. Sarà fondamentale investire ulteriormente nella formazione dei docenti, affinché possano gestire in modo efficace la valutazione formativa, personalizzare gli interventi didattici e offrire un accompagnamento efficace agli studenti in difficoltà.
Inoltre, occorrerà rafforzare il dialogo scuola-famiglia, fondamentale per costruire alleanze educative fondate sulla corresponsabilità e sulla condivisione degli obiettivi formativi.
Le materie STEM e le discipline umanistiche: un equilibrio delicato
Una riflessione a parte merita il bilanciamento tra le discipline. In un contesto in cui si richiede uno sforzo maggiore per raggiungere la promozione, il peso delle diverse materie nella media finale implica un’importante opera di critica. Le materie scientifiche, tradizionalmente considerate più “oggettive” nella valutazione, potrebbero penalizzare chi ha un profilo umanistico. Viceversa, un approccio flessibile e integrato può aiutare lo studente a sviluppare competenze trasversali che favoriscono un apprendimento duraturo.
Sarà compito del consiglio di classe garantire una valutazione equa, che tenga conto delle diverse attitudini e modalità di apprendimento, senza cadere nella trappola del tecnicismo.
Una sfida anche per gli studenti
Dal punto di vista degli alunni, la nuova scala impone una maggiore consapevolezza del proprio percorso di apprendimento. L’autovalutazione, la capacità di pianificare, la gestione del tempo e l’organizzazione dello studio diventeranno competenze centrali per evitare la rimandatura o la bocciatura.
Questo potrà portare a un cambio culturale positivo, in cui gli studenti diventano soggetti attivi del proprio processo educativo, ma solo se la scuola sarà in grado di supportarli con strumenti adeguati, come tutoraggio, sportelli didattici e corsi di recupero ben strutturati.
I docenti al centro del cambiamento
I professori avranno un ruolo determinante nel successo (o nel fallimento) di questa nuova impostazione. Dovranno conciliare rigore e comprensione, valutando con giustizia, ma anche con empatia. La loro formazione pedagogica, le competenze relazionali e la capacità di lavorare in team saranno determinanti.
Cosa ci dice la scienza dell’apprendimento
Le neuroscienze cognitive hanno dimostrato che il cervello ha bisogno di errori per imparare e che il feedback corretto, dato al momento giusto, è essenziale per lo sviluppo delle competenze. In quest’ottica, il voto dovrebbe essere uno strumento di regolazione dell’apprendimento, non una sentenza definitiva.
È quindi necessario che ogni valutazione sia accompagnata da una riflessione, da un confronto e da indicazioni operative. Senza questo lavoro di approfondimento, il voto perde la sua funzione educativa e diventa un numero vuoto.
Conclusione: oltre i voti, verso una valutazione consapevole
Il nuovo sistema di valutazione delle scuole secondarie rappresenta una sfida complessa ma potenzialmente positiva, se gestita con intelligenza pedagogica. Dare maggiore peso al comportamento significa chiedere agli studenti più responsabilità, ma anche chiedere alla scuola di applicare criteri chiari, inclusivi e coerenti.
Il rischio non è solo quello di aumentare le bocciature, ma di rendere la scuola un luogo dove si misura più che si educa. In un tempo in cui la dispersione scolastica è ancora alta e le disuguaglianze crescono, questo rischio va evitato con decisione.
Anche l’intelligenza artificiale, se utilizzata con equilibrio, potrà avere un ruolo nel futuro della valutazione, aiutando la scuola a raccogliere dati utili, individuare difficoltà precoci e personalizzare i percorsi di apprendimento. Ma la vera sfida resterà umana: interpretare quei dati con sensibilità educativa e attenzione al singolo studente.
Serve quindi un patto educativo forte, in cui studenti, docenti e famiglie lavorino insieme per restituire alla valutazione il suo significato più autentico: essere uno specchio fedele del percorso di crescita di ogni persona, non una semplice soglia da superare. Solo così la scuola potrà davvero preparare cittadini consapevoli, competenti e capaci di affrontare le sfide di un mondo in continua trasformazione.
Domande frequenti sulla valutazione nella scuola secondaria
Alle scuole superiori la sufficienza è diventata 7?
No. Nelle discipline la sufficienza resta fissata a 6/10. Il 7 indica un livello superiore alla sufficienza, ma non è la soglia generale per la promozione.
Con un 5 si viene automaticamente bocciati?
No. Una o più insufficienze possono portare alla sospensione del giudizio e al recupero. La non ammissione è una decisione collegiale e non deriva automaticamente da un singolo 5.
Cosa succede con 6 in condotta alle superiori?
Nelle classi intermedie il consiglio di classe sospende il giudizio e assegna un elaborato critico in materia di cittadinanza attiva e solidale. La mancata presentazione o una valutazione non positiva può comportare la non ammissione.
Cosa succede con meno di 6 in comportamento?
Nella scuola secondaria il voto di comportamento inferiore a 6 comporta la non ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato, secondo le condizioni previste dalla normativa.
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